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consiglio del 29 aprile
Con un ordine del giorno ricco e interessante il 29 aprile 2010 si è svolto il secondo consiglio comunale.
1. Al primo punto dei lavori dell’assemblea alcune comunicazioni del Sindaco, che ha reso note una serie di delibere assunte dal Commissario prefettizio e ha informato i consiglieri (soprattutto quelli di minoranza) di alcune regole di prassi da osservarsi nello svolgimento dell’attività del Consiglio e nell’espletamento del mandato di consigliere. Regole da considerarsi in vigore almeno sino all’approvazione di un Regolamento del Consiglio, del quale tuttora l’Ente è sprovvisto ma che sarebbe in fase di elaborazione da parte di una commissione appositamente costituita.
Tra le norme di prassi (non vincolanti), ma certamente meritevoli di nota, per il carattere assolutamente innovativo e prive di precedenti nelle passate legislature, troviamo:
- la messa a disposizione dei Consiglieri dei documenti oggetto dell’Ordine del Giorno (schemi di delibere, delibere di Giunta già approvate etc.) in formato elettronico, da trasmettersi ai membri del Consiglio che ne abbiano fatto richiesta, anche a mezzo posta elettronica, nelle 24 ore antecedenti la data e l’ora fissata per la seduta;
- la convocazione, a partire dal prossimo Consiglio Comunale, da parte del Sindaco, della conferenza dei Capi Gruppo consiliari, al fine di garantire agli stessi un’adeguata informazione sui temi trattati nella seduta;
- la comunicazione ai Consiglieri comunali dell’elencazione delle delibere di Giunta assunte, contestualmente alla loro pubblicazione all’Albo Pretorio.
A fronte della comunicazione del Sindaco, il nostro Consigliere di minoranza Filippo Bellavia, esprimendo apprezzamento per l’attenzione riservata soprattutto alla piena attuazione del diritto di accesso agli atti amministrativi dei membri del Consiglio, richiedeva tuttavia che il termine entro il quale gli atti oggetto di deliberazione ed eventuale disamina nel corso dell’assemblea, attualmente messi a disposizione dei singoli consiglieri 24 ore prima della seduta di Consiglio, fossero resi disponibili almeno sin dalla data di notificazione ai Consiglieri della convocazione del Consiglio (tre giorni prima per le sedute straordinarie e cinque giorni prima per le sedute ordinarie).
Bellavia, infatti, pur concordando sul richiamo operato dal Sindaco nella propria comunicazione, alla necessità che il consigliere eserciti il proprio diritto di accesso agli atti “in termini di ragionevolezza e comune buon senso tale che l’adempimento non risulti eccessivamente gravoso né intralci lo svolgimento dell’attività amministrativa con riflessi negativi sul funzionamento degli uffici comunali”, precisava che tale diritto doveva comunque essere riconosciuto al Consigliere nella più ampia forma possibile e non poteva incontrare compressione alcuna.
A sostegno delle proprie argomentazioni Bellavia depositava intervento scritto che veniva allegato al verbale dell’adunanza. (vedi allegato sotto Punto 1)
2. La seduta proseguiva con l’approvazione dei verbali relativi all’adunanza del 14.4.2010 (quella di insediamento, per intendersi). Si tratta di atto formale dovuto, in relazione al quale l’intero Consiglio esprimeva voto unanime di approvazione.
3. Si passava quindi all’esame del terzo punto dell’Ordine del Giorno, ovvero l’approvazione dello schema di rendiconto per l’anno 2009 (c.d. bilancio consuntivo).
La relazione esplicativa del documento veniva svolta dal Sindaco Altilia, che illustrava natura e funzioni dell’atto, concludendo, per spiegare il senso della votazione che il Consiglio era chiamato ad esprimere, con una similitudine: l’adunanza, nell’occasione, poteva essere paragonata all’assemblea degli azionisti di un’azienda, che veniva investita dell’approvazione del bilancio consuntivo e provvedeva alla ripartizione degli utili.
Paragone, sia detto per inciso, quantomeno discutibile. Vale forse la pena rammentare che in un Ente Pubblico l’attivo di bilancio è costituito prevalentemente (se non esclusivamente) dalle entrate tributarie, dirette ed indirette, escusse presso i cittadini: dirette, quando l’imposizione del tributo proviene direttamente dall’Ente; indirette, quando all’imposizione provvede lo Stato, che in seguito trasferisce parte delle proprie risorse agli Enti Territoriali.
La funzione del Comune non è, evidentemente, produrre “utili”, risparmiando risorse e producendo un elevato avanzo di bilancio, ma ridistribuire le risorse acquisite con la tassazione (diretta o indiretta), sottoforma di servizi ai cittadini. “L’avanzo è un risparmio pubblico, cioè un’eccedenza di entrate non utilizzate durante l’anno. L’avanzo consiste anch’esso, come i residui di stanziamento, in entrate in eccesso che prodotte in alcuni anni sono spese in anni futuri. Perciò l’avanzo può essere un segnale di inefficienza dell’ente: cioè rilevare una difficoltà di spesa. Un forte avanzo connesso ad aumenti di aliquote o tariffe di tributi e servizi comunali può essere un grave sintomo di cattiva programmazione finanziaria. Cioè un eccesso di pressione tributaria e tariffaria rispetto ai bisogni reali per finanziare i servizi comunali” (così da L’avanzo, Atti del Convegno Network Osservatori, Rimini 2002). Pur nel rispetto della regola del pareggio e, tuttavia, in una situazione di grave carenza di servizi, l’esistenza di un consistente avanzo di bilancio si pone quindi come indice di una cattiva programmazione finanziaria. E l’avanzo accumulato dal nostro Comune negli ultimi anni è davvero di consistenza ragguardevole.
Terminata la relazione del Sindaco, Bellavia chiedeva la parola per rilevare che l’approvazione del rendiconto di Bilancio 2009 era stata posta all’Ordine del Giorno, senza che il relativo schema fosse stato notificato ai Consiglieri almeno venti giorni prima della data fissata per l’adunanza del Consiglio, come previsto dalla Legge. Chiedeva pertanto, in prima istanza, che la discussione del punto 3 dell’Ordine del Giorno fosse differita ad altro Consiglio Comunale, da fissarsi nel termine minimo di venti giorni da quando i documenti era stati messi a disposizione dei Consiglieri (il 27.4.2010); in seconda istanza, qualora il Sindaco non avesse acconsentito a modificare l’Ordine del Giorno, esprimeva sin da subito il proprio voto di astensione, perché la mancanza del tempo necessario ad esaminare tutto il materiale contabile messo a disposizione dei consiglieri gli impediva di fatto di esprimere il proprio voto con cognizione di causa e si riservava la decisione di impugnare la delibera. Depositava, a compendio del proprio intervento, un documento scritto in cui riassumeva le ragioni delle richieste formulate. (vedi file allegato Punto 3.doc)
Il Sindaco replicava rilevando che la documentazione non era stata posta a disposizione dei Consiglieri nel termine di Legge, in quanto almeno sino al 14.4.2010 il Consiglio Comunale non era neppure insediato, mentre il rendiconto di bilancio, sempre a termini di Legge, avrebbe dovuto essere approvato necessariamente entro il 30.4.2010. Gli altri consiglieri di minoranza esprimevano tutti il loro disagio per non aver avuto il tempo materiale di esaminare la documentazione contabile, formulando richieste di chiarimenti necessariamente generiche, chi sull’uno chi sull’altro punto del bilancio (Consigliere Ravizza: sui contributi elargiti dal Comune alle singole Associazioni presenti sul territorio; Consigliere Frattini: sull’utilizzo dei circa 600.000 euro stanziati dalla Comunità Europea “per il tramite” della Regione Piemonte, per il “risanamento” del sito Lerifond -). Ne nasceva un’animata discussione, nel corso della quale era chiamato ad intervenire anche il Ragionier Carmelo Filiti (responsabile dell’Ufficio Ragioneria e Tributi), per fornire delucidazioni su quelle che avrebbero potuto essere le conseguenze di un’approvazione del rendiconto oltre il termine del 30.4.2010. Il Sindaco invitava quindi l’assemblea ad esprimere il proprio voto sulla richiesta di rinvio della discussione del punto 3 dell’Ordine del Giorno e si procedeva per alzata di mano. I Consiglieri, tuttavia, proseguivano nel loro animato dibattito e ad un certo punto il Sindaco si alzava dichiarando di dover abbandonare temporaneamente l’assemblea per delle necessità personali. La discussione proseguiva per qualche istante, sino a quando il Consigliere Bellavia non chiedeva una sospensione della seduta per una riunione di qualche minuto, in separata, sede dei capi-gruppo consiliari. Terminata la conferenza dei capi-gruppo, riprendeva la seduta del Consiglio e rientrava anche il Sindaco, che decideva di non rinviare la discussione sul rendiconto di bilancio e lo sottoponeva al voto dei Consiglieri.
Lo schema di rendiconto veniva approvato con il voto favorevole del Sindaco e degli otto consiglieri di maggioranza e l’astensione dei quattro consiglieri di minoranza.
4. Si proseguiva con l’esame del quarto punto dell’Ordine del Giorno, che prevedeva l’approvazione dei piani finanziari della Tariffa Rifiuti per l’anno 2010. Esponeva la relazione introduttiva l’Assessore all’Ambiente Marco Fabbro. Spiegava il delegato che oggetto dell’approvazione erano due diversi piani finanziari proposti ai Comuni dal CISA (Consorzio Intercomunale per i Servizi Ambientali), che prevedevano l’aumento delle tariffe rifiuti poste a carico dei Comuni aderenti in misura identica, ma con modalità di calcolo differenti, a seconda che la tariffa in questione dovesse ritenersi soggetta ad IVA ovvero esente. La “duplicazione” delle modalità di calcolo e, quindi, la necessità di approvare due piani finanziari differenti sotto questo profilo, scaturiva dalla recente sentenza della Corte Costituzionale che, dichiarando illegittima, l’applicazione dell’IVA alla Tariffa rifiuti, aveva sostanzialmente creato un vuoto normativo circa le modalità di calcolo del relativo tributo ed in attesa dell’approvazione di una disciplina normativa”di rimpiazzo”, si rendeva necessario deliberare due diversi piani finanziari che, in ogni caso, consentissero al Consorzio di “recuperare” dai singoli Comuni, quanto effettivamente speso per i servizi ambientali prestati, fossero o non fossero questi costi assoggettati ad IVA.
Al termine della relazione, la quale, peraltro, evidenziava come il Comune di Givoletto avesse ricevuto due diversi premi, dalla Regione e dalla Provincia, per il buon andamento della raccolta differenziata, che avrebbero comportato una sensibile riduzione della tariffa rifiuti posta a carico dei cittadini, il Consigliere Cavadore, proponeva che questo bonus di riduzione fosse “spalmato” su più anni, per prolungarne il benefico effetto sui portafogli dei cittadini. Replicava l’Assessore che le decisioni sul punto erano già state assunte dal Commissario Prefettizio e che le stesse non erano quindi più modificabili.
Il Consiglio approvava i Piani Finanziari proposti dal CISA all’unanimità.
5. All’ultimo punto dell’Ordine del Giorno era prevista l’approvazione dell’adesione al cosiddetto Patto dei Sindaci per lo sviluppo delle politiche energetiche, ovvero la stipula di un accordo che vincola i Primi Cittadini al Piano d’Azione dell’Unione Europea per l’efficienza energetica “Realizzare le potenzialità”, impegnandoli ad assumere nei singoli Comuni una serie di iniziative finalizzate ad una migliore utilizzazione delle risorse energetiche disponibili ed alla promozione di iniziative per favorire l’impiego di energie rinnovabili. Tutto ciò con l’obiettivo di ridurre le emissioni di CO2, di sensibilizzare la popolazione sui temi del fabbisogno energetico e delle energie rinnovabili, di monitorare l’attività di attuazione del Piano di Azione CEE, di promuovere attività di scambio informativo con altri Enti Territoriali sul tema e di promuovere, di iniziativa con la Comunità Montana, la Provincia e la Regione, eventi specifici finalizzati a far conoscere ai cittadini i vantaggi e le opportunità derivanti da un uso intelligente dell’energia.
L’adesione al Patto veniva approvata all’unanimità.
Terminata la discussione dell’Ordine del Giorno, Bellavia presentava alla Giunta un’interpellanza scritta sulla delibera n. 40, approvata dall’Esecutivo in data 22.4.2010, (vedi l'allegato file INTERPELLANZA ALLA DELIBERA DI GIUNTA) che prevedeva l’affidamento di un incarico professionale per la redazione di una perizia tecnica di verifica della situazione statica dei manufatti esistenti in Givoletto, Via Montelera in ottemperanza alla sentenza del Consiglio di Stato n. 549/2010 del 5.2.2010 (si tratta degli immobili oggetto della nota controversia giudiziaria che ha visto contrapposti il Notaio Pierangelo Martucci e la signora Silvia Rovera al Comune di Givoletto e all’Impresa Edile Saporito). Il Consigliere Bellavia rilevava come dal testo delle delibera non fosse agevole evincere le ragioni per le quali il conferimento di incarico per la redazione della perizia tecnica in questione fosse richiesto dalla sentenza del Consiglio di Stato e, soprattutto, qual’era l’impegno di spesa assunto dal Comune per l’affidamento di tale incarico. L’interpellanza veniva depositata dal Consigliere ed allegata al verbale della seduta . Sebbene la normativa vigente preveda che la risposta all’interpellanza venga resa dalla Giunta entro trenta giorni dalla sua presentazione (art. 43 del Testo Unico dell’Ordinamento degli Enti Locali), il Consigliere Gliozzi anticipava già nel corso della seduta del 29.4.2010 alcune delle spiegazioni che, verosimilmente, verranno fornite dall’Esecitivo. In particolare il Consigliere Gliozzi esponeva che l’annullamento da parte del Consiglio di Stato dei permessi a costruire relativi ai noti edifici di Via Montelera, non avrebbe comportato automaticamente l’obbligo da parte del Comune di pretendere la loro demolizione (come previsto dall’art. 31 del Testo Unico sull’Edilizia), essendo consentita nel caso in questione l’applicazione di un'altra diversa sanzione di esclusiva natura pecuniaria, prevista dalla normativa vigente, che consentirebbe a tutti gli effetti di sanare l’abuso commesso. Secondo quanto riferito dal Consigliere Gliozzi, infatti, nella vicenda in questione ci troveremmo di fronte ad una situazione per cui, non potendosi eliminare il vizio di procedura che ha condotto al rilascio di concessioni annullate dal Giudice amministrativo e non potendo farsi luogo ad un ripristino della situazione preesistente la commissione dell’abuso, l’unica soluzione sarebbe quella di imporre al titolare della licenza annullata il pagamento di una sanzione pecuniaria pari al valore venale delle opere abusive, valutato da tecnici dell’Agenzia del Territorio (Catasto), anche sulla base di accordi stipulati con l’amministrazione comunale (convenzioni). A tale scopo, proseguiva il Consigliere Gliozzi, la Giunta aveva ritenuto opportuno conferire incarico ad uno studio di architettura perché valutasse l’equilibrio statico delle opere da “salvare”, anche in attesa che l’Agenzia del Territorio desse la propria disponibilità ad eseguire la valutazione del loro valore venale, attraverso la stipula di apposita convenzione. Convezione già approvata contestualmente all’incarico di affidamento della perizia di stima, con delibera della Giunta Comunale del 10.5.2010.
Nella medesima seduta del 29.4.2010 presentava un’ulteriore interpellanza il Consigliere Capogruppo di “Remando a favore”, Dott. Paolo Ravizza, con la quale richiedeva di ricevere, unitamente alla convocazione del consiglio o in alternativa via mail (in tempo utile), gli atti e la documentazione inerente il consiglio a venire; di disporre sul sito internet del comune di uno spazio riservato alla minoranza; di vedere indicati, sul medesimo sito internet, anche per la minoranza i dati anagrafici e personali che ogni singolo consigliere desidera siano visibili per essere contattati; di avere uno spazio fisico all’interno del comune ove la minoranza possa ricevere e/o interloquire con i cittadini e darne relativa visibilità;
Richiedeva, inoltre, per uno dei Consigli Comunali successivi, di conoscere i tempi e le modalità di attuazione del programma elettorale della lista vincente.
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Concludo dicendo che spiace aver dovuto leggere che le istanze, i rilievi e richieste di chiarimenti formulate dal Consigliere Bellavia siano state definite “interventi polemici”; è spiace altrettanto che alcuni Consiglieri abbiano domandato al Bellavia se il suo intento fosse esclusivamente quello di fare “provocazione”.
A questi rilievi meglio di me, possono rispondere le parole dell’illustre giurista e membro dell’Assemblea Costituente Piero Calamandrei, che in una delle sue opere più famose (Elogio dei giudici, scritto da un avvocato), sottolineava come il rispetto della “forma” (inteso come rispetto della forma giuridica e, quindi, della Legge), sia anche “sostanza”; ciò vale tanto per il “processo giurisdizionale”, quanto per il “processo politico”, in quanto una decisione assunta da un Giudice in violazione delle regole del processo, già solo per questo è ingiusta; e una qualsiasi deliberazione del Consiglio comunale assunta in violazione delle regole di funzionamento dell’organo rappresentativo di tutta la cittadinanza, già solo per questo è ingiusta. Dunque, la richiesta e la pretesa del rispetto delle regole nell’assunzione di una deliberazione politica, lungi dal rappresentare una sterile polemica o una provocazione e, innanzitutto, pretesa del rispetto della legalità. Ciò “significa che il diritto non è fatto per me o per te, ma per tutti gli uomini che vengano domani a trovarsi nella stessa condizione in cui io mi trovo. Questa è la grande virtù civilizzatrice e educatrice del diritto, del diritto anche se inteso come pura forma, indipendentemente dalla bontà del suo contenuto: che esso non può essere pensato se non in forma di correlazione reciproca; che esso non può essere affermato in me senza esser affermato contemporaneamente in tutti i miei simili; che esso non può essere offeso nel mio simile senza offendere me, senza offendere tutti coloro che potranno essere domani i soggetti dello stesso diritto, le vittime della stessa offesa. Nel principio della legalità c´è il riconoscimento della uguale dignità morale di tutti gli uomini, nell´osservanza individuale della legge c´è la garanzia della pace e della libertà di ognuno. Attraverso l´astrattezza della legge, della legge fatta non per un solo caso ma per tutti i casi simili, è dato a tutti noi sentire nella sorte altrui la nostra stessa sorte” (Piero Calamandrei, da un discorso pronunciato nel 1940, ora pubblicato in La fede nel diritto a cura di Silvia Calamandrei, Laterza).
Stefania Pignochino
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Ultimo aggiornamento (Lunedì 24 Maggio 2010 13:45)
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